PROPOSTA RINNOVO PONTE SAN MICHELE PADERNO-CALUSCO D’ADDA

“La semplicità è la massima sofisticazione.”
“Non chi comincia ma quel che persevera.”
Cit. Leonardo da Vinci
Operativo anche nella valle dell’Adda

VEDI AGGIORNAMENTO AL LINK SLIDESHARE alfredoverzeri RESTAURO PASSANTE VERDE RIGENER-ATTIVO:

https://www.slideshare.net/slideshow/pontesanmichelerinnovopropostapassante20250811verzeri-pdf/282343649

Presentazione RENDER

https://docs.google.com/presentation/d/1Rc2Tsuqpz3KfSv4-f7WufWI4KMofyQzfOGbbBUU-7rg/edit?usp=sharing

In riferimento alle audizioni pubbliche promosse da Enti ed Associazioni locali per proposte di rinnovo viabilità relativo al Ponte San Michele fra Paderno e Calusco d’Adda il sottoscritto Alfredo Verzeri architetto espone quanto segue come proposta di metodo ed approccio oltre che ipotesi risolutiva.

PROPOSTA RINNOVO PONTE SAN MICHELE PADERNO-CALUSCO D’ADDA

ANALISI E CRITERI DI INTERVENTO

Considerare il tema secondo un criterio di Restauro del Territorio deriva dal riconoscimento dell’impianto del ponte a doppia modalità, che ha definito non solo il tratto in trincea della ferrovia ma l’insieme che vi si attesta.

Questo sia per non ulteriore consumo di suolo, e conseguente impatto paesistico ambientale, sia per coerente sviluppo delle potenzialità inespresse dall’infrastruttura viaria e il relativo tessuto urbano e socioeconomico attestatovi.

Dall’elemento puntuale del ponte all’insieme abbiamo un ambito di restauro urbano inteso come sviluppo a valorizzazione alla sua tutela come opera viva, elemento di funzionamento sociale propulsivo  dell’architettura ed ingegneria viaria.

Perciò va definito anzitutto un approccio riguardo a necessario intervento di manutenzione e continuità di servizio non come “nuovo“ ma bensì “ri-nnovo”, già propriamente definito nella la disciplina del restauro qualifica scientifico e filologico sin dalla Conferenza di Atene 1931 e seguenti raccomandazioni del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti 1931 che informa non solo la legislazione italiana ma la nostra cultura sul patrimonio storico monumentale.

I manufatti metallici ottocenteschi come il ponte San Michele si svilupparono proprio in previsione del loro riuso e riciclo -ante litteram della odierna reversibilità, sostenibilità, circolarità, ecc. – nel seguire il progresso tecnologico e disciplinare della scienza delle costruzioni, pertanto quanto comunque storicizzatosi deve fare proprie per coerenza intrinseca di forma e materia, in tal caso metallica, questo assunto di aggiornabilità e ri-nnovazione.

Quantomeno a priori questo potenziale autorigenerante di un’architettura e infrastruttura funzionale va esperito, invece di escluderlo a priori per un cosiddetto nuovo ponte, quale che sia e dove sia de facto un doppione a carico della collettività, e tantomeno relegando il ponte a cosiddetta opera morta, o mortificata con limitazioni e mezzi servizi di cui non si abbiano prospettive da oggi definite e sostenibili a fronte della sua manutenzione ed esercizio.

Per tale fattispecie si conserva e tutela proprio tale peculiarità di adeguabilità e rielaborazione, quindi la sua funzionalità aperta allo sviluppo.

Già il mantenere il segno ed il tracciato nel suo complesso è indice di valorizzazione storico culturale che conferisce il senso di continuità nel progresso che l’opera tecnico compositiva interpretava ed è possibile/doveroso almeno provare a reinterpretare.

Andare a dislocare fuori sede un nuovo ponte per non saper essere all’altezza dopo due secoli del primo progetto, equivale a rinunciare a secoli di sviluppo, per quanto non senza difetti e incongruenze sistemabili, oltre ad estraniarsi dalla fenomenologia metastorica dei paesi lungo il percorso del ponte, ovvero significherebbe tradire questa caratteristica e connotazione urbana ed architettonica.

Si confida che RFI sia, avendolo dimostrato in altri casi, invece in grado di affrontare questa sfida.

Il che non significa limitarsi ad una conservazione sic e simpliciter dell’esistente, nella mera configurazione della struttura originaria e lasciare doppi ponti.

Questa infrastruttura non è un’opera d’arte musealizzabile nè trattabile con criteri e fini di restauro di altri tipi di manufatti ben diversi.

Sia consentito dire, che agli effetti pratici le tutele conservative su monumenti o strutture storiche sono spesso disattese e negate riguardo aa esemplari plurisecolari o millenari, non meno significativi di un ponte ottocentesco, dagli stessi sostenitori della conservazione microscopica solo per i casi magari più notori.

Invece per il ponte storico occorre poterne mettere in campo la sua evoluzione che diviene l’elemento e la condizione di miglior riguardo, valorizzazione ed intesa diacronica fra passato presente e futuro quale patrimonio culturale della disciplina che lo ha progettato e che attende suo coerente proseguimento.

Implementare nuovi requisiti statico funzionali in tal caso corrisponde al restauro progressivo ove si aggiunge un capitolo che rende, riconoscibile nel segno e lettura del percorso di scienza e tecnica, di tutta la storia non solo del ponte in sé ma dell’intero territorio che costituisce e da cui è costituito.

Questo comporta saper introdurre sia l’elemento integrativo di ausili, implementazioni, migliorie, traslazioni, riusi di sostituzione parziale e declinazioni di forma e funzione, mantenendone il riconoscimento caratteriale e stilistico, ma non per sostituzioni parziali in falsi storici ma per integrazione di compatibile figurazione.

Questo sia in termini di tenore ampio, storico urbanistico sia locale e peculiare.

Il restauro riguarda anche il ri-efficentamento e mutua da sempre l’approccio organico con cui la disciplina medica interviene a supporto della salute e sua prevenzione, come gli ausili protesici implementanti ad esempio.

E di fatto tale criterio viene comunemente impiegato nei rinforzi e riattamenti strutturali e funzionali degli edifici, sia in forma a volte sottesa e internata sia a volte visibile e dialogante colla parte innovativa in funzione di una coesistenza rivitalizzante ed espressiva, nondimeno questo si è reso necessario nella pratica di progressiva sostituzione di parte o di tutto laddove nelle carpenterie metalliche dei ponti e similari strutture in questione si adottano per necessità di manutenzione in vita dell’edificio.

Sia detto che tale metodo tradizionale proprio di sostituzione/rifacimento continuo riguarda edifici storici nel mondo, proprio per questo salvaguardati, in specifico per materiali legnosi o terre o vegetali.

Nondimeno tale contributo ri-nnovativo di inserimento strutturale qualifica ulteriormente l’interesse e la riconoscibilità storica di un originale che abbia saputo rigenerarsi per la sua stessa fruizione anche percettiva, quindi comprensibile e leggibile nella sua evoluzione.

Il ri-nnovo nella sua accezione di restauro architettonico, che richiede competenza specifica ulteriore a quella ingegneristica quivi rivendicata, è il punto focale riguardante il problema/opportunità da affrontare: la vetustà del ponte sia per caratteristiche strutturali che funzionali è il primario modo di sviluppare la proposta per la continuità di servizio a quanto il sistema viario in questione richiede.

UN RINNOVATO SUOLO, UN INNOVATIVO PASSANTE VERDE ENERGETICO, UN NUOVO PAESE RICONGIUNTO.

EX Agg. 20250715

In riferimento a alle audizioni pubbliche promosse da Enti ed Associazioni locali per proposte di rinnovo viabilità relativo al Ponte San Michele fra Paderno e Calusco d’Adda il sottoscritto Alfredo Verzeri architetto espone quanto segue come proposta di metodo ed approccio oltre che ipotesi risolutiva.

ANALISI E CRITERI DI INTERVENTO

Restauro del territorio deriva dall’impianto del ponte a doppia modalità, che ha definito non solo il tratto in trincea della ferrovia ma l’insieme che vi si attesta.

Questo sia per non ulteriore consumo di suolo, e conseguenti impatto paesistico ambientale, sia per coerente sviluppo delle potenzialità inespresse dall’infrastruttura viaria e il suo conseguente tessuto urbano e socioeconomico attestatovi.

Dell’elemento puntuale del ponte all’insieme abbiamo un ambito di restauro urbano inteso come sviluppo a valorizzazione alla sua tutela di questo elemento propulsivi  dell’architettura ed ingegneria viaria.

Tali manufatti si svilupparono proprio in previsione del loro riuso e riciclo nel seguire il progresso tecnologico e disciplinare della scienza delle costruzioni, e pertanto quanto comunque storicizzatosi deve fare proprie per coerenza intrinseca di forma e materia, in tal caso metallica, questo assunto di aggiornabilità e rinnovazione.

Per tale fattispecie si conserva e tutela proprio tale peculiarità di adeguabilità e rielaborazione, quindi la sua funzionalità aperta allo sviluppo.

Già il mantenere il segno ed il tracciato nel suo complesso è indice di valorizzazione storico culturale che conferisce il senso di continuità nel progresso che l’opera tecnico compositiva interpretava.

Andare a dislocare fuori, come rinunciare a secoli di sviluppo per quanto non senza difetti e incongruenze sistemabili, ed estraniare il fenomeno metastorico dei paesi lungo il percorso del ponte significherebbe tradire questa caratteristica e connotazione urbana ed architettonica.

Il che non significa limitare a una conservazione sic e simpliciter dell’esistente, alla mera configurazione della struttura originaria.

Anzi, poterne mettere in campo la sua evoluzione diviene l’elemento e la condizione di miglior riguardo, valorizzazione ed intesa diacronica fra passato presente e futuro del patrimonio storico  culturale.

Implementare nuovi requisiti statico funzionali in tal caso corrisponde al restauro progressivo ove si aggiunge un capitolo che rende, riconoscibile nel segno e lettura dello sviluppo, di tutta la storia non solo del ponte in sé stesso ma dell’intero territorio.

Questo comporta saper introdurre sia l’elemento integrativo di ausili, implementazioni, migliorie, traslazioni, riusi, di sostituzione parziale e declinazioni di forma e funzione.

Questo sia in termini di tenore ampio, storico urbanistico sia locale e peculiare.

Il restauro riguarda anche il ri-efficentamento e mutua da sempre l’approccio organico con cui la disciplina medica interviene a supporto della salute, come gli ausili protesici ad esempio.

E di fatto è comunemente impiegato nei rinforzi e riattamenti strutturali e funzionali degli edifici sia in forma a volte sottesa internata a volte visibile dialogante della parte innovativa per una coesistenza funzionale ed espressiva, nondimeno nella pratica di progressiva sostituzione che nelle carpenterie metalliche del caso di ponti e similari strutture in questione si adottano per necessità di manutenzione in vita dell’edificio.

ELABORATI DI PROPOSTA

In seguito su espongono elaborati grafici della riformazione a doppio modulo per ferrovia e autovia soprastante come lo sarebbe ex novo oggi, alla ricerca ed analisi delle possibili soluzioni di inserimento strutturale di incremento funzionale che si può oggettivamente analizzare e comparare secondo elaborazioni di calcolo e simulazione comportamentali per schemi di tipo integrativo per aggiunta di campata sospesa, in strallo in endo od esoscheletro di arcate, e sottoarcate.

Del pari in termini oggettivi i riflessi delle varie soluzioni va comparata per costi benefici multicriteriali che le vaie ipotesi concorrono a definire, oltre agli aspetti di costo e tempi anche per valutazioni ambientali, storico culturali, paesistiche, socieconomiche, consumi di suolo, ecc..

IMPATTI ALTERNATIVE DI IMPLEMENTAZIONE STRUTTURALE

IPOTESI RINNOVO INTEGRAZIONE STRUTTURA TIPO NOCCIOLO INTERNO
PLANIMETRIE SCHEMI RINNOVO VIABILISTICO-URBANISTICO
PREDISPOSIZIONE TELAI ANALISI SIMULAZIONI STRUTTURALI

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